APERTURA DOMENICALE, QUALE PREZZO SOCIALE?
La caduta dei consumi è stata una delle più immediate e vistose conseguenze della recessione economica. Problemi di vario genere affliggono le nostre attività. Viviamo un grave momento di crisi che permane e incide duramente sulle strutture commerciali della regione. Viviamo in condizioni svantaggiate e non competitive: gli amministratori locali devono riflettere e intervenire a riguardo. È indispensabile rispettare i sani principi delle legge 114, meglio conosciuta come legge Bersani, che invoca equilibrio per la salvaguardia della struttura socio economica di una regione. La situazione mostra pericoli incombenti sulla realtà commerciale del Molise. La politica locale offre su un vassoio d’argento innumerevoli opportunità per lo sviluppo dei grandi punti vendita dimenticando le difficoltà e le esigenze dei piccoli e medi punti vendita . Addirittura i Consiglieri regionali hanno votato con molta leggerezza e disinvoltura, concedendo un’apertura straordinaria di 33 domeniche¬ + 3 (in barba proprio al Decreto Bersani), che prevedeva oltre alle aperture di tutte le domeniche di dicembre, altre otto nell’arco dell’anno. Tutte le associazioni di categoria, non solo la Confcommercio, si sono battute e continuano a battersi affinché i Consiglieri regionali si ravvedano per l’imperdonabile leggerezza compiuta. La domenica è dedicata da sempre al riposo delle persone e non al lavoro. La grande distribuzione non può costringere i lavoratori a sacrificare il giorno di festa in ossequio agli interessi dei grandi magazzini e rinunciare a stare accanto alle proprie famiglie dopo una lunga settimana di lavoro. La convenienza spesso nasconde dei costi non considerati. La grande distribuzione cresce a ritmi spaventosi ma non si accontenta di vincere, vuole stravincere. In una regione come la nostra, la produzione agroalimentare in larga parte non viene prodotta a livelli industriali ma solo a livello familiare con aziende di piccola dimensione che producono solo prodotti di nicchia. Quindi prodotti ai quali non sarà data la possibilità di entrare nel circuito della grande distribuzione. In questo caso bisognerebbe tenere conto di queste necessità e quindi non autorizzare l’apertura di grandi strutture di vendita, per dare maggiore possibilità al negozio di vicinato che funziona da raccordo tra produttori e consumatori. E cosa accade invece? Il Molise è la regione che possiede la percentuale più alta di grande distribuzione, 25 metri quadri ogni cento abitanti. La presenza della grande distribuzione non favorisce affatto i consumatori, ma li penalizza. È triste pensare che andremo a perdere delle tradizioni che si legano fortemente alle nostre radici e alla nostra cultura. A questo punto chi dovrebbe intervenire? Le istituzioni, che hanno il dovere di salvaguardare e promuovere l’identità locale. Ma i poteri forti, ahi noi, hanno sempre il predominio su tutto. Ultima proposta indecente dei centri commerciali, che qualche anno fa sembrava solo una provocazione avanzata dal Consigliere Regionale Piergiorgio Marinelli in un convegno organizzato dalla Diocesi di Campobasso, la possibilità di “aprire” nei grandi mazzini dei luoghi di culto così da dare a Dio, nostro Signore, e al dio denaro la stessa importanza.
Speriamo che la Chiesa, nel nome di Monsignor Giancarlo Bregantini, di tutti i vescovi molisani e le autorità proposte, non prenderà in considerazione tale richiesta, anzi ‘combatterà’ simili proposte facendo capire ai cittadini che la risposta alla disoccupazione non è certo quella di recarsi di domenica nei centri commerciali per partecipare alla santa messa. Ricordando che Gesù, duemila anni fa, non esitò a cacciare i mercanti dal “Tempio”.
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