domenica 6 gennaio 2019


Mangiare bene fa vivere più a lungo e in salute.  Frase ormai banale  però trova riscontro continuo tra gli esperti.
I ricercatori da anni sostengono che la longevità, oltre al fattore genetico importantissimo, sia legata anche e soprattutto allo stile di vita: sana alimentazione e attività fisica.
Al bando quindi i cibi tutti spazzatura che aumentano il peso ponderale, alzando con il tempo i valori di colesterolo e trigliceridi nel sangue e spesso anche la glicemia, provocando così anche gravi patologie cardiovascolari. 
L’alimentazione è importante proprio per tutti e aiuta a dare una migliore qualità della vita anche ai malati oncologici?
Una domanda e stata rivolta al professor Luciano Muttioncologo di fama internazionale, a capo del dipartimento Ona, nonché docente alla Temple Universit.
“Per i malati oncologici l’alimentazione deve essere varia e completa. Valgono le regole generali – spiega il docente – Se c’è perdita di peso eccessiva, nonostante l’apporto calorico sufficiente, è necessario aumentare con integratori alimentari, quelli che contengono più carboidrati e proteine. Se invece parliamo di pazienti oncologici che perdono massa muscolare allora è necessario assumere integratori specifici a base di Omega3, anche in concomitanza di chemioterapia.  Studi randomizzati hanno dimostrato, infatti, che solo gli Omega 3 e in minima parte la carnitina hanno veri effetti benefici sull’organismo. E’ molto importante un minimo di esercizio fisico – aggiunge l’oncologo -. Non assumere proteine e vitamine perché alimentano il tumore sono solo stupidaggini”.
Ma esistono dei piccoli accorgimenti per tenere lontana la ‘bestia’?
“Nella dieta più è rosso e più è meglio. Le uniche vitamine anticancro sono quelle naturali, quelle assunte con l’alimentazione. Gli integratori multivitaminici sono gran parte inutili se non dannosi. E’ stato dimostrato, addirittura, che chi assume integratori a base di sola vitamina B – conclude lo specialista – pare aumenti il rischio di tumore al polmone”.   
Cosa sono Omega 3 e Carnitina?
Gli Omega 3 sono acidi grassi polinsaturi essenziali perché non possono essere sintetizzati nell’organismo e quindi vanno introdotti con la dieta. L’assunzione di alimenti o integratori che contengono gli Omega 3 è il modo migliore per mantenere un cuore in salute. Diversi studi clinici sostengono che gli acidi polinsaturi riducono in modo significativo il rischio di ictus.
Quali i cibi più ricchi di Omega 3?
  • salmone
  • sgombro
  • tonno
  • aringhe
  • sardine
  • pesce spada
La Carnitina è un derivato aminoacido contenuto nei derivati di carne e prodotti caseari che viene sintetizzato nell’organismo umano da reni e fegato e può essere assunto, nei casi specifici come integratore alimentare.
Tra le varie funzioni la Carnitina, secondo quanto riporto da diversi studi, ha quello di mantenere un adeguato stato di salute cardiovascolare, aumentando di gran lunga la qualità della vita nei pazienti che ne fanno uso.
Addirittura anche in ambito sportivo, nonostante anche non sia stata del tutto provata, sembra che la Carnitina migliori le perfomance degli atleti.
Quali i cibi più ricchi di Carnitina?
  • carne di manzo
  • latte
  • merluzzo
  • petto di pollo
  • formaggi
Se volete vivere più a lungo dovete cominciare a volervi bene sin da quando vi sedete a tavola. Come sostengono gli esperti, una dieta sana e una regolare attività fisica aumentano notevolmente la qualità della vita, anche nei pazienti oncologici. Molte volte le carni sopratutto quelle rosse vengono propagandate  negativamente da persone che prediligono unan’alimemntazione vegatariana.
Evitare di seguire alcune tendenze in voga fra i giovani che portano a escludere dalla dieta alimenti come carne e pesce (ottime fonti di ferro) e latte e derivati (ottime fonti di calcio).


                                                                                                   Cav. Michele Natilli
                                                                                          Presidente Federcarni Molise

mercoledì 9 maggio 2018


Foto di gruppo con le preparazioni
Butcher Profession  

(Professione Macellaio)


Si e svolta domenica 6 maggio nella splendida cornice presso il Terzo Tempio Village in località Lenza di Sotto a San Mango Piemonte, Provincia di Salerno una dimostrazione di tecnica professionale di prodotti pronti a cuocere curato interamente dai Maestri Macellai di Federcarni di Salerno coadiuvati dal Presidente Matteo Accurso. Grande e stata l’ospitalità nei confronti di tutti i colleghi intervenuti non solo dalla Campania ma anche delle regioni limitrofe.  Con la straordinaria partecipazione dei Maestri Macellai Pietro e Antonio Pironti di Atripalda (AV), non che della partecipazione di Alberto Rossi Maestro Macellaio e Presidente della Provincia di Arezzo dove ha dimostrato grande professionalità nella preparazione di “carpaccio e tartara” carne cruda accompagnata con tanti altri ingredienti tipo (agrumi, frutta, verdure e formaggio) il tutto conditi solo con bucce di limone e aceto balsamico.
Gruppo Maestri Macellai
Tartara


L’evento e stato completato con la presenza del Presidente Federcarni Nazionale Maurizio Arosio:
Veramente il livello di professionalità e stato altissimo, tutti i Maestri Macellai hanno dimostrato grande capacità, ma l’organizzazione e l’ospitalità, la fatto da padrone, l’evento e terminato  con il pranzo aperto a tutti i partecipanti, Il merito va tutto al Presidente Federcarni di Salerno Matteo Accurso. Grazie Matteo.


Presidente Federcarni Salerno Matteo Accorsi
                                                                       
Maestro Macellaio Pietro Pironti


                                          



sabato 25 novembre 2017


I primi freddi si affrontano anche a tavola.

Con l’inizio dei primi freddi è consigliabile adottare un’alimentazione in cui sono presenti cibi ricchi di proteine (infatti non è questo il periodo per seguire diete povere in tal senso). Le proteine svolgono un ruolo fondamentale per sostenere il numero di anticorpi, presenti nel nostro organismo, nostri alleati che combattono batteri e virus. Di questo passo allora, acquistiamo e cuciniamo anche del buon pesce come salmone e sgombro o portiamo sulla nostra tavola uova, carne bianca e rossa e formaggi stagionati, prestando attenzione alle quantità. In questi alimenti, fonte di proteine, sono presenti: vitamina A,B, D, ed anche minerali, come zinco, calcio e ferro, utili per alzare le nostre difese immunitarie. In questi periodi il nostro sistema immunitario è più debole e quindi ha più difficoltà a combattere le infezioni. Un’alimentazione ricca di alcuni micronutrienti, vitamine e minerali può contribuire a rinforzarlo. L’alimentazione non dovrebbe mai essere un regime eccessivamente violento, soprattutto in questo periodo, altrimenti le difese s’indeboliscono poiché è tolta energia preziosa anche alle cellule immunitarie e otteniamo l’effetto opposto: ci ammaliamo.  E a subire gli effetti non sono solo bambini e anziani, ma anche chi conduce una vita irregolare dal punto di vista dell'alimentazione e le categorie professionali sottoposte a stress. I nostri alleati più noti sono le vitamine e i sali minerali, ma non tralasciamo acidi grassi, amminoacidi e antiossidanti. Il pesce e l’olio di oliva forniscono gli acidi grassi che ci servono, ossia, omega 3 e 6 in grado di rendere più veloce la risposta immunitaria. I frutti di mare sono ricchi in modo sorprendente di cloro, zinco e sodio che permettono alle cellule di rimanere ben idratate e quindi di funzionare al meglio, infine, contengono vitamina B12 stimolante del sistema immunitario.  Con l’inizio dei primi freddi è consigliabile anche adottare un’alimentazione in cui sono presenti cibi ricchi di proteine (infatti non è questo il periodo per seguire diete povere in tal senso). Le proteine svolgono un ruolo fondamentale per sostenere il numero di anticorpi, presenti nel nostro organismo, nostri alleati che combattono batteri e virus. Di questo passo allora, acquistiamo e cuciniamo anche del buon pesce come salmone e sgombro o portiamo sulla nostra tavola uova, carne bianca e rossa e formaggi stagionati, prestando attenzione alle quantità. In questi alimenti, fonte di proteine, sono presenti: vitamina A,B, D, ed anche minerali, come zinco, calcio e ferro, utili per alzare le nostre difese immunitarie. Nutrirsi male con un pasto strappato in fretta al lavoro, e impiegando prodotti che già di per sé scarso valore nutritivo, significa preparare all’influenza una bella strada aperta per aggredirci. Anche in questi casi, i virologi ricordano che il regime alimentare preferibile è quello mediterraneo tradizionale: pasta, carne, verdura, olio d’oliva, frutta, ed una giusta dose di buon vino rosso. Molto migliore delle medicine. E allora non ci resta che prendere le dovute e consuete precauzioni. Primo comandamento: curare l'alimentazione e i ritmi di vita, che in questo periodo devono essere i più regolari possibili, per non affaticare l'organismo. Nel periodo dell’influenza gli esperti consigliano di fare attenzione, a zinco e rame hanno dimostrato un’azione di rinforzo delle difese naturali; lo zinco si trova oltre che nelle carni, nei fagioli, ceci, soia, vegetali verdi e pesci di mare; mentre carne, pesce, fegato, pollame sono ricchi di rame, componente di alcuni enzimi, sintomi di carenza: anemia e fragilità dei vasi arteriosi.

                                                                                    Cav. Michele Natilli
                                                                           Presidente Federcarni Molise

sabato 16 settembre 2017


NUOVA RICERCA: ASSOLTI I GRASSI, I VERI NEMICI DI CUORE E BENESSERE SONO I CARBOIDRATI.

Le linee guida sulla corretta alimentazione hanno sempre demonizzato il consumo eccessivo dei grassi, additandoli come causa di ogni male. Una nuova ricerca pubblicata sulla rivista: “Lancet” in agosto 2017 e illustrata all’ultimo congresso europeo di cardiologia a Barcellona, invece, lascia senza parole. I grassi non solo non farebbero male ma, ridurrebbero la mortalità e le patologie sia legate al cuore, sia di altro tipo. I nostri nemici quando superano il 60% di ciò che mangiamo in una giornata sono: pane, pasta, riso e ogni altro tipo di carboidrato. Da decenni si parla di ridurre i grassi saturi e dare il giusto spazio solo a quelli polinsaturi e monoinsaturi che, sono gli unici a essere amici del cuore.
Cosa è emerso dalla nuova ricerca?
Il nuovo studio condotto presso l’università di Hamilton in Ontario, su circa 135.000 persone (con età compresa tra i 35 e 70 anni), che seguivano diete con differenti percentuali di grassi e carboidrati ha rilevato che chi consumava più grassi, ossia, circa il 35% della dieta:
  • ha visto ridurre del 23% il tasso generale di mortalità
  • ha mostrato una riduzione del 18% di ictus
  • ha mostrato una riduzione del 30% di mortalità per malattie non legate al cuore.
In merito alle malattie cardiache tutti grassi, anche quelli saturi, ritenuti pericolosi per cuore e benessere in genere, hanno mostrato la capacità di ridurre le malattie del cure in queste percentuali:
  • 14% i grassi saturi
  • 19% monoinsaturi
  • 29% polinsaturi.
La capacità dei grassi polinsaturi di aiutare la salute era nota, invece, quella dei grassi saturi è una novità assoluta nel panorama scientifico degna di nota.
Come cambia il ruolo dei carboidrati? Pane, pasta e riso spesso ritenuti alla base della dieta, tanto da dover rappresentare almeno il 55% della nostra alimentazione quotidiana, vengono da questo studio durato circa 12 anni additati come pericolosi. IL loro consumo diffusissimo dovrebbe essere ridotto e non superare mai il 60% della nostra dieta. Lo studio PURE (Prospective Urban Rural Epidemiology) ha stravolto le linee guida che, da anni ci indicavano le percentuali corrette dei tre principali macronutrienti, ossia, carboidrati o zuccheri, grasso o lipidi, proteine o lipidi. L’equilibrio cambia e porta a un aumento del 35% i grassi consigliate e a una diminuzione dei carboidrati sotto una percentuale come minimo del 60% o 55%. Sono i carboidrati, i maggiori nemici del cuore e vanno ridotti senza diventare loro a loro volta  il nemico numero uno della salute, l’equilibrio e la varietà della dieta rappresentano la strada per tutelare la salute.
Queste nuove ricerche indicano che non ci sono nemici in senso assoluto ma, solo l’eccesso è nostro nemico a tavola tanto da mostrare che anche i grassi saturi nella giusta quantità sono nostri alleati.


                                                                              Presidente Federcarni Molise
                                                                                   Cav. Michele Natilli



L’uomo è un animale onnivoro
Presentati a Milano due libri sulle abitudini e la corretta alimentazione.
Nè erbivori nè carnivori. Gli uomini sono onnivori. A spiegarlo sono due libri presentati insieme nell’evento milanese di #Mangiareinformati . Sfatare falsi miti e falsi pregiudizi sull’alimentazione. Questo è l’obiettivo dichiarato da Luca Avoledo, autore del libro «No Vegan», edizioni Sperling & Kupfer. «L’uomo è un animale onnivoro — sostiene Avoledo — Nella storia dell’evoluzione umana ci sono state in effetti alcune isolate specie che si nutrivano solo di vegetali, come i parantropi. Si sono tutte estinte». Niente guerre di religione alimentare, nessun estremismo, almeno a tavola perché l’ingrediente essenziale da mettere nel piatto dovrebbe essere la corretta informazione. Non a caso il libro di Avoledo va in coppia con quello di Susanna Bramante autrice di «La soia: fa bene o fa male?», edizioni L’Età dell’Acquario. Il libro vuole fare chiarezza su un alimento di grande moda oggi: la soia, entrata prepotentemente a far parte della nostra alimentazione, ed utilizzata soprattutto in prodotti sostitutivi della carne, del latte e dei formaggi, trovando consensi non solo tra i vegetariani e i vegani, ma anche tra chi vorrebbe seguire una dieta «sana». Bramante evidenzia come le differenze di produzione, specialmente quelle «riguardanti il processo di estrazione delle proteine, colleghino il consumo di soia a numerosi problemi e rischi per il fisico, su tutti, disturbi della riproduzione e della fertilità, specialmente nelle donne e nei bambini». L’evento, ha messo in evidenza anche un’inversione di tendenza (certificata da Eurispes) nella percentuale di vegetariani e vegani nel nostro Paese passata dall’ 8,1% dell’anno precedente al 7,6% (-0,5%). Di questi il 4,6% sono vegetariani (-2,5%) e il 3% vegani (+2%). Pertanto 300.000 persone, in un solo anno, sono tornate a mangiare carne. Non solo per “il richiamo della carne” ma per aver avuto finalmente accesso a informazioni preziose e autorevoli per fare scelte alimentari equilibrate e di benessere per se stessi e per la propria famiglia.

venerdì 1 settembre 2017


Finalmente parole autorevoli, cade un altro tabù: la carne non fa male e sicura e preziosa

Contrordine: bistecche, formaggi e grassi non fanno male
Uno studio spiega perché le raccomandazioni di limitare i grassi per salvaguardare il cuore sono eccessive. E mette sotto accusa pane, pasta e dintorni. Così si chiude il congresso dei cardiologi europei
di ELISA MANACORDA

BARCELLONA - Nella lunga e controversa partita che si gioca sulla sana alimentazione, oggi i grassi segnano un punto a loro favore, a scapito dei carboidrati. L'analisi presentata oggi dai ricercatori canadesi dello studio PURE al congresso europeo di cardiologia, a Barcellona, punta infatti il dito sulle linee guida attuali che, limitando l'apporto dei grassi totali sotto il 30 per cento dell'energia e i grassi saturi a meno del 10 per cento, non terrebbero conto dell'evidenza emersa dalle loro indagini: secondo cui una dieta ricca di glucidi è associata a un maggior rischio di mortalità, mentre i grassi, sia saturi che insaturi, sarebbero associati a un più basso rischio di mortalità.
PURE ( Prospective Urban Rural Epidemiology) è uno studio osservazionale guidato dall'Università di Hamilton, in Ontario, nato con l'obiettivo di esaminare l'impatto dell'urbanizzazione sulla prevenzione primordiale (l'attività fisica o i cambiamenti nell'alimentazione, per esempio), sui fattori di rischio (obesità, ipertensione, dislipidemia eccetera) e l'insorgenza di malattie cardiovascolari. Condotto per dodici anni su oltre 154 mila persone tra i 35 e i 70 anni, arruolati tra il 2003 e il 2013 in 18 paesi ad alto, medio e basso reddito dei cinque continenti, è insomma uno degli studi epidemiologici più ampi e completi sull'argomento. I risultati della sottoanalisi presentata oggi sono stati pubblicati in contemporanea su Lancet: “Limitare l'assunzione di grassi non migliora la salute delle persone, che invece potrebbero trarre benefici se venisse ridotto l'apporto dei carboidrati al di sotto del 60 per cento dell'energia totale, e aumentando l'assunzione di grassi totali fino al 35 per cento”, ha detto Mahshid Dehghan, ricercatrice del Population Health Research Institute della McMaster University, e tra gli autori dell'analisi.
Per stabilire questa associazione, gli studiosi hanno analizzato le abitudini alimentari del campione (consumo di carboidrati e dei diversi grassi) grazie a questionari validati a livello nazionale e relativi allo stile di vita e alla nutrizione, suddividendo poi i partecipanti in classi a seconda della dieta seguita, dunque in base alla percentuale di energia fornita dai diversi nutrienti, carboidrati grassi o proteine. Questi dati sono poi stati confrontati con quelli relativi agli eventi e alla mortalità cardiovascolare: in totale 5796 decessi e 4784 eventi. I ricercatori hanno notato che gli individui nella classe ad alto consumo di carboidrati avevano un rischio di mortalità aumentato del 28 per cento, rispetto a quelli della classe con il più basso consumo di zuccheri, ma non un maggior rischio cardiovascolare. Viceversa, gli individui nella fascia alta del consumo di grassi mostravano una riduzione del 23 per cento del rischio di mortalità totale, ma anche una riduzione del 18 per cento del rischio di ictus e del 30 per cento del rischio di mortalità per cause non cardiovascolari. Ciascun tipo di grasso era associato alla riduzione del rischio di mortalità: meno 14 per cento per i grassi saturi, meno 19 per cento per i grassi monoinsaturi, meno 29 per cento per quelli polinsaturi. Una maggiore assunzione di grassi saturi era associata a una riduzione del 21 per cento del rischio di ictus.
“Anche se negli ultimi venti anni tutti gli studi hanno dimostrato che quando si tratta di fattori di rischio degli eventi cardiovascolari, la parte del leone è svolta dalla correzione dei lipidi, è ragionevole pensare che il consumo di carboidrati possa essere limato al ribasso, anche se l'impatto sui fattori di rischio è minore e richiede più tempo”, commenta Alberto Zambon, associato di Medicina all'Università di Padova. L'importante, continua Zambon, è fare attenzione alla qualità dei grassi: sappiamo che quelli da privilegiare sono i mononsaturi (l'olio di oliva, per esempio) e alcuni polinsaturi (gli Omega 3 nel pesce o nella frutta secca). In sostanza quelli che sono alla base della dieta mediterranea.
“Per decenni le linee guida nutrizionali hanno puntato l'attenzione sulla riduzione dei grassi totali e sugli acidi grassi saturi, partendo dal presupposto che sostituire questi ultimi con carboidrati e grassi insaturi avrebbe abbassato il colesterolo LDL (quello cattivo, ndr), riducendo così il rischio di eventi cardiovascolari”, ha detto l'autrice dello studio, ma questo approccio si basa su dati relativi a popolazioni occidentali, nelle quali l'eccesso di cibo è una realtà ben nota”. Il nostro studio, concludono i ricercatori di PURE, consente invece di studiare l'impatto della dieta sulla mortalità totale e sulle malattie cardiovascolari in contesti differenti, quindi anche in quelle aree in cui il vero problema è la malnutrizione.

                                                                              Cav. Michele Natilli
                                                                                               Presidente Federcani Molise