domenica 4 marzo 2012

La Federcarni Molise aderisce alla giornata europea delle domeniche senza lavoro.


La Federcarni Molise aderisce alla giornata europea delle domeniche senza lavoro.

E’ stato il primo settore ”liberalizzato” da Monti e probabilmente quello che meno di tutti necessitava di ulteriori interventi di deregulation. Anche perché i problemi che affliggono il commercio locale e non solo  si superano certo con l’apertura ininterrotta (24 ore su 24) delle attività. Anzi, questa serve solo a peggiorare la situazione: perché la misura favorisce palesemente centri commerciali e grande distribuzione (spesso multinazionali con un giro d’affari che solo in parte coinvolge il nostro Paese) a scapito delle piccoli attività locali, cuore pulsante dell’economia locale. Sarebbe infatti impossibile per le imprese a conduzione familiare (che tra l’altro ricoprono anche un ruolo sociale sul territorio e non solo economico) tenere il passo con i “giganti della spesa”. Certe regole, dato che sono fondamentali per la conservazione di un regime di concorrenza leale, andrebbero allora mantenute e non cancellate. In questo ambito, liberalizzare significa tutt'altro: agevolare l’accesso al credito bancario, ridurre la pressione fiscale e i costi della burocrazia, investire di più in competenza, ricerca, qualità. Giusto quindi aderire alla “Giornata europea per le domeniche libere dal lavoro”. L’iniziativa, promossa dalla European Sunday Alliance, una rete di organizzazioni sindacali, associazioni civili e religiose, ha un messaggio ben preciso: “La domenica non ha prezzo, Il tempo libero è prezioso per tutti anche per i lavoratori e le lavoratrici del commercio”. Tutte le associazioni locali di categoria, non solo la Confcommercio, si sono battute e continuano a battersi affinché la autorità non  si ravvedano per l’imperdonabile leggerezza compiuta. La domenica è dedicata da sempre al riposo delle persone e non al lavoro. La grande distribuzione non può costringere i lavoratori a sacrificare il giorno di festa in ossequio agli interessi dei grandi magazzini e rinunciare a stare accanto alle proprie famiglie dopo una lunga settimana di lavoro. La convenienza spesso nasconde dei costi non considerati. La grande distribuzione cresce a ritmi spaventosi ma non si accontenta di vincere, vuole stravincere. In una regione come la nostra, la produzione agroalimentare in larga parte non viene prodotta a livelli industriali ma solo a livello familiare con aziende di piccola dimensione che producono solo prodotti di nicchia. Quindi prodotti ai quali non sarà data la possibilità di entrare nel circuito della grande distribuzione. In questo caso bisognerebbe tenere conto di queste necessità e quindi non autorizzare l’apertura di grandi strutture di vendita, per dare maggiore possibilità al negozio di vicinato che funziona da raccordo tra produttori e consumatori.  E cosa accade invece? Il Molise è la regione che possiede la percentuale più alta di grande distribuzione. La presenza della grande distribuzione non favorisce affatto i consumatori, ma li penalizza. È  triste pensare che andremo a perdere delle tradizioni che si legano fortemente alle nostre radici e alla nostra cultura.  A questo punto chi dovrebbe intervenire? Le istituzioni, che hanno il dovere di salvaguardare e promuovere l’identità locale. Ma i poteri forti, ahi noi, hanno sempre il predominio su tutto.

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