La Federcarni Molise
aderisce alla giornata europea delle domeniche senza lavoro.
E’ stato il primo settore ”liberalizzato” da Monti e
probabilmente quello che meno di tutti necessitava di ulteriori interventi di
deregulation. Anche perché i problemi che affliggono il commercio locale e non solo si
superano certo con l’apertura ininterrotta (24 ore su 24) delle attività. Anzi,
questa serve solo a peggiorare la situazione: perché la misura favorisce
palesemente centri commerciali e grande distribuzione (spesso multinazionali
con un giro d’affari che solo in parte coinvolge il nostro Paese) a scapito delle
piccoli attività locali, cuore pulsante dell’economia locale. Sarebbe infatti
impossibile per le imprese a conduzione familiare (che tra l’altro ricoprono
anche un ruolo sociale sul territorio e non solo economico) tenere il passo con
i “giganti della spesa”. Certe regole, dato che sono fondamentali per la
conservazione di un regime di concorrenza leale, andrebbero allora mantenute e
non cancellate. In questo ambito, liberalizzare significa tutt'altro: agevolare
l’accesso al credito bancario, ridurre la pressione fiscale e i costi della
burocrazia, investire di più in competenza, ricerca, qualità. Giusto quindi
aderire alla “Giornata europea per le domeniche libere dal lavoro”.
L’iniziativa, promossa dalla European Sunday Alliance, una rete di organizzazioni
sindacali, associazioni civili e religiose, ha un messaggio ben preciso: “La
domenica non ha prezzo, Il tempo libero è prezioso per tutti anche per i
lavoratori e le lavoratrici del commercio”. Tutte le associazioni locali di
categoria, non solo la Confcommercio, si sono battute e continuano a battersi
affinché la autorità non si ravvedano
per l’imperdonabile leggerezza compiuta. La domenica è dedicata da sempre al
riposo delle persone e non al lavoro. La grande distribuzione non può
costringere i lavoratori a sacrificare il giorno di festa in ossequio agli
interessi dei grandi magazzini e rinunciare a stare accanto alle proprie
famiglie dopo una lunga settimana di lavoro. La convenienza spesso nasconde dei
costi non considerati. La grande distribuzione cresce a ritmi spaventosi ma non
si accontenta di vincere, vuole stravincere. In una regione come la nostra, la
produzione agroalimentare in larga parte non viene prodotta a livelli
industriali ma solo a livello familiare con aziende di piccola dimensione che
producono solo prodotti di nicchia. Quindi prodotti ai quali non sarà data la
possibilità di entrare nel circuito della grande distribuzione. In questo caso
bisognerebbe tenere conto di queste necessità e quindi non autorizzare
l’apertura di grandi strutture di vendita, per dare maggiore possibilità al
negozio di vicinato che funziona da raccordo tra produttori e consumatori. E cosa accade invece? Il Molise è la regione
che possiede la percentuale più alta di grande distribuzione. La presenza della
grande distribuzione non favorisce affatto i consumatori, ma li penalizza.
È triste pensare che andremo a perdere
delle tradizioni che si legano fortemente alle nostre radici e alla nostra
cultura. A questo punto chi dovrebbe
intervenire? Le istituzioni, che hanno il dovere di salvaguardare e promuovere
l’identità locale. Ma i poteri forti, ahi noi, hanno sempre il predominio su
tutto.
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