domenica 16 febbraio 2014


L’Italia e le sue tre risorse dimenticate


La nostra nazione possiede tre inestimabili tesori di rarissimo valore: l’agricoltura, il turismo, il patrimonio artistico. Siamo stati la quinta potenza industriale del mondo, ma non lo siamo più da un pezzo. E non lo saremo ancora per un bel po’, vista l’aria che tira. Negli ultimi anni sono state attuate politiche che hanno privilegiato alcuni settori ma poco o niente  l’agricoltura e il turismo e  ancor meno il patrimonio artistico e culturale, penalizzando le piccole attività locali. Soprattutto l’agricoltura è oggetto di interessi sovrannazionali, disciplinati da organismi come l’Unione Europea, che adeguandosi al processo di globalizzazione dei mercati, ha previsto anche per le derrate agricole l’abolizione graduale di molte delle misure protezionistiche adottate da diversi paesi per tutelare i propri prodotti agricoli, esponendo il nostro sistema agricolo a una concorrenza sui prezzi assai difficile da sostenere. L’agricoltura purtroppo in Italia viene considerata l’ultima ruota del carro, questo non è solo scandaloso,  ma anche suicida. L’Italia non è come le altre nazioni europee. La  sua industria,  quella rimasta, è vecchia  e piena di acciacchi. Per decenni ha subito il dominio dei sindacati e l’ottusa inettitudine di una classe politica senza idee. L’industria, specialmente quella automobilistica, protetta e foraggiata oltre ogni decenza dallo stato diventò, dal dopoguerra in poi, il suo fiore all’occhiello a discapito dell’agricoltura che ancora si reggeva sulle proprie gambe. L’agricoltura che i governi non consideravano un capitale, ma un fardello. Fu un errore  fatale di cui pagheremo il prezzo più salato. Ma le cattedrali del deserto, ossia la grande distribuzione,  che hanno dilapidato le finanze dello Stato trasformandoci in quello che siamo, non hanno portato ad alcun reale sviluppo e sono il frutto di quella concertazione tra i poteri forti italiani che ha mortificato concetti come competitività, produttività, libertà economica. Ecco il risultato: in Italia l’alimentare e la moda sono francesi, l’alta tecnologia è tedesca, gli alberghi americani, mentre la Telecom ormai è spagnola. Piaccia o no agli inquilini del palazzo siamo un Paese che ha poche inestimabili risorse: l’agricoltura,  il turismo, il patrimonio artistico. Adesso tutti, politica, imprese, cittadini,  devono lavorare e impegnarsi  per cambiare totalmente registro e  dare la speranza alle nuove generazioni per contrastare energicamente la globalizzazione selvaggia che coinvolge non solo i mercati, l’occupazione, la cultura e le tradizioni.  Ma anche e soprattutto la nostra (da sempre invidiata in tutto il mondo) qualità della vita.


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