L’Italia
e le sue tre risorse dimenticate
La nostra nazione
possiede tre inestimabili tesori di rarissimo valore: l’agricoltura, il
turismo, il patrimonio artistico. Siamo stati la quinta potenza industriale del
mondo, ma non lo siamo più da un pezzo. E non lo saremo ancora per un bel po’,
vista l’aria che tira. Negli ultimi anni sono state attuate politiche che hanno
privilegiato alcuni settori ma poco o niente l’agricoltura e il turismo e ancor meno il patrimonio artistico e
culturale, penalizzando le piccole attività locali. Soprattutto l’agricoltura è
oggetto di interessi sovrannazionali, disciplinati da organismi come l’Unione
Europea, che adeguandosi al processo di globalizzazione dei mercati, ha
previsto anche per le derrate agricole l’abolizione graduale di molte delle
misure protezionistiche adottate da diversi paesi per tutelare i propri
prodotti agricoli, esponendo il nostro sistema agricolo a una concorrenza sui
prezzi assai difficile da sostenere. L’agricoltura purtroppo in Italia viene
considerata l’ultima ruota del carro, questo non è solo scandaloso, ma anche suicida. L’Italia non è come le
altre nazioni europee. La sua
industria, quella rimasta, è
vecchia e piena di acciacchi. Per decenni
ha subito il dominio dei sindacati e l’ottusa inettitudine di una classe
politica senza idee. L’industria, specialmente quella automobilistica, protetta
e foraggiata oltre ogni decenza dallo stato diventò, dal dopoguerra in poi, il
suo fiore all’occhiello a discapito dell’agricoltura che ancora si reggeva
sulle proprie gambe. L’agricoltura che i governi non consideravano un capitale,
ma un fardello. Fu un errore fatale di
cui pagheremo il prezzo più salato. Ma le cattedrali del deserto, ossia la
grande distribuzione, che hanno
dilapidato le finanze dello Stato trasformandoci in quello che siamo, non hanno
portato ad alcun reale sviluppo e sono il frutto di quella concertazione tra i
poteri forti italiani che ha mortificato concetti come competitività,
produttività, libertà economica. Ecco il risultato: in Italia l’alimentare e la
moda sono francesi, l’alta tecnologia è tedesca, gli alberghi americani, mentre
la Telecom ormai è spagnola. Piaccia o no agli inquilini del palazzo siamo un
Paese che ha poche inestimabili risorse: l’agricoltura, il turismo, il patrimonio artistico. Adesso
tutti, politica, imprese, cittadini,
devono lavorare e impegnarsi per
cambiare totalmente registro e dare la
speranza alle nuove generazioni per contrastare energicamente la globalizzazione
selvaggia che coinvolge non solo i mercati, l’occupazione, la cultura e le
tradizioni. Ma anche e soprattutto la
nostra (da sempre invidiata in tutto il mondo) qualità della vita.

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