giovedì 19 gennaio 2017

La scienza sbugiarda i vegani: "La carne ci ha resi intelligenti"








Una ricerca pubblicata su Nature evidenza l'importanza della carne nello sviluppo dell'uomo. E i vegani dovranno quindi ricredersi, almeno così dice la rivista "Nature", sulle loro credenze.
Tanto che  il Time titola "Ci dispiace, vegani" e riporta l'articolo di Nature secondo cui, mangiare le proteine animali è ciò che ha reso capace all'uomo di essere cioè che è. Trasformandolo, scrive l'Huffingtonpost, non solo "a livello anatomico (con volti e denti di dimensioni ridotte)" ma anche "a livello intellettivo (sviluppando la sua capacità di parlare)". Le motivazioni della ricerca sono chiare: una volta, i nostri avi, mangiavano molta frutta e verdura. Ma non era sufficiente. Così ci si attaccava alle barbabietole, alle radici e alle patate. Che, però, erano ben più difficili da mangiare. Così, quando l'uomo ha "scoperto" la carne, tutto è cambiato. Era più facile da masticare, più calorica e le proteine aiutavano lo sviluppo. L'unico, piccolo problema, era la caccia. Ma si quello l'uomo si è adattato abbastanza in fretta. Stessa cosa vale per la lavorazione, il taglio e la masticazione. Insomma, scoprire la carne ci ha fatto evolvere. Per milioni di anni quindi l’uomo è stato quindi cacciatore, raccoglitore fino agli albori dell’agricoltura. La dieta preistorica consisteva in alimenti animali: carne, pesce, insetti, larve, e alimenti vegetali: bacche, radici, funghi, miele, forse anche qualche erba commestibile. L’uomo preistorico faceva molto uso di proteine animali, la quantità di carboidrati era nulla, fino a quando non divenne agricoltore, vi era nella sua alimentazione una notevole presenza di fibre. L’uomo preistorico nonostante che la mortalità infantile fosse altissima, che si morisse di malattia, di guerra, d’incidenti aveva una struttura muscolosa, asciutta, esuberante. La malnutrizione e le carestie erano rare; in generale l’uomo cacciatore era molto ben nutrito a differenza dell’agricoltore che lo seguì. In particolare non esistevano le malattie metaboliche che sarebbero comparse solo con l’arrivo dell’agricoltura. Il Neandhertal era di struttura e potenza mai eguagliate; aveva ossa grosse e dense, con una dentatura che non conosceva la carie, il sistema immunitario era reso efficiente dall’abbondanza di proteine e zinco. Il cervello cresceva di dimensioni e la manualità raggiungeva quella che abbiamo noi ora.
Infatti, se non avessimo cominciato a mangiare la carne, se non avessimo avuto bisogno di strapparla dai cadaveri degli animali, i denti dell'uomo non si sarebbero sviluppati. E sarebbero quindi stati più piccoli. Lo stesso discorso vale per le ossa del collo e il cranio. "Questi cambiamenti - dicono i ricercatori - non sarebbero forse stati possibili senza il consumo di carne insieme all'acquisizione di tecniche per lavorarla e cucinarla".

                                                                     Cav. Michele Natilli
                                                           Presidente Federcarni Molise

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