giovedì 21 giugno 2012

“La notte de San Giuuanne”


“La notte de San Giuuanne”

…/ Me  fanne  mo  chist'uocchie  palummelle
tante  ch'è luminosa  chesta  notta
ch'abbaglia  e  ceca  pe  la  tante  stelle,
sempe  cchiù lustre  quante  cchiù z'annotte.

            Fra le musa di Altobello non poteva mancare la definizione di una notte così bella, di una festività così importante.

            “Il giorno della vigilia di San Giovanni,  nella chiesa del convento dei frati minori,  presso il cimitero di Campobasso,  si celebrano le   “passate”.
            Si chiamano così perché , secondo la credenza popolare, proprio in quella notte le anime dei defunti passano dal Purgatorio al Paradiso. Un tempo si registrava, presso la chiesa, una grande affluenza di fedeli provenienti da varie zone del circondario venute in pellegrinaggio a piedi.
            La passata durava tutta la notte. Si consumavano,  sul luogo, cibi portati da casa o acquistati dai numerosi friggitori che allestivano apposite bancarelle.
            Si trattava, prevalentemente, di peperoni fritti, baccalà e scapece: (pesce fritto e marinato nell'aceto,  condito con lo zafferano  e aromatizzato con foglie di alloro).
            Pietanza, quest'ultima, che  riscuoteva molto successo e catturava i palati e la curiosità,  ammiccando da enormi barili, dai quali  sprigionava un intenso odore d'aceto.

            La sera del 23 giugno, le ragazze usano trarre pronostici sul loro avvenire bruciando la parte superiore di un cardo; lo mettono in un bicchiere d'acqua, se la mattina dopo il cardo sarà rifiorito possono sperare in un buon matrimonio.

24 Giugno,  S. Giovanni

            A Campobasso,  in prossimità di questa festività,   maturano le prime mele dell'anno, così come si può gustare la
carne prelibata di coniglio, molto adatta cucinata alla cacciatora, alla salvia (con odori di bosco e olive nere), in porchetta imbottita,   oppure gustata semplicemente arrosto (naturalmente dopo una buona marinata con sale, aceto, aglio, rosmarino e prezzemolo).


            Compaiono inoltre, sulle tavole dei molisani, i primi pollastri. I pulcini nati in primavera sono già pollastri buoni per una bella “cacciatora” o per una “diavola”.


Tratto da “Usi e costumi del popolo molisano a tavola” Ricerca ideata e curata da Michele Natilli
Presidente Federcarni Molise

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