sabato 27 ottobre 2012

Agricoltura, cibo e turismo, tris vincente.


Agricoltura, cibo e turismo, tris vincente.

Non sappiamo più cosa mangiamo. Troppo concentrati sulla sicurezza degli alimenti, perdiamo di vista le sue qualità nutrizionali. Ma è un errore imperdonabile: la sicurezza alimentare non può prescindere dalla qualità nutrizionale del cibo. Mi riferisco ovvero alla diversa composizione in nutrienti e molecole contenute in ciascun alimento. L'attuale produzione alimentare può portare alla nostra bocca cibi con una composizione nutrizionale non adatta al nostro intestino e organismo. Cioè possiamo avere cibo indenne da inquinamento chimico, fisico e microbiologico, ma avere gli stessi alimenti modificati nella loro composizione nutritiva, non adatta alla loro completa digestione e assorbimento intestinale. L’agricoltura è oggetto di interessi soprannazionali, disciplinati da organismi come l’Unione Europea, che adeguandosi al processo di globalizzazione dei mercati, ha previsto anche per le derrate agricole l’abolizione graduale di molte delle misure protezionistiche adottate da diversi paesi per tutelare i propri prodotti agricoli, esponendo alcuni sistemi agricoli, fra cui quello europeo, a una concorrenza sui prezzi assai difficile da sostenere. L’agricoltura che purtroppo in Italia, viene considerata l’ultima ruota del carro, questo non è solo scandaloso. Ma anche suicida. L’Italia non è come   le altre nazioni  Europee. La  sua industria quella rimasta, è vecchia  e piena di acciacchi. Per decenni ha subito le prepotenze dei sindacati e l’ottusa inettitudine di una classe politica senza classe e senza cervello. L’industria, specialmente quella automobilista, protetta e foraggiata oltre ogni decenza dallo stato diventò il suo fiore all’occhiello a discapito dell’agricoltura che ancora si reggeva sulle proprie gambe. Agricoltura che governi sempre più orbi e scellerati non consideravano un capitale, ma un fardello. Dalla fine dell’ultimo conflitto mondiale  al timone dell’esecutivo c’era uno statista come De Gasperi e Einaudi dove l’agricoltura aiutava a tenere i cordoni della borsa. Ma presto archiviata dai successivi governi, e divenuta la figlia di un dio minore. Fu un errore  fatale di cui pagheremo il prezzo più salato. Piaccia o no all’inquilini del palazzo siamo un Paese che ha due sole, vere, inestimabile risorse: l’agricoltura e il turismo. Le cattedrali del deserto che hanno dilapidato le finanze dello Stato trasformandoci in quello che siamo sono ancora al loro posto, a testimoniare la mai disinteressata protervia di chi le ha volute. E non arricchire lo Stato, ma per riempire le proprie tasche e quelle del partito. Ecco perché lo scopo delle nostre manifestazioni è trasmettere ai consumatori il piacere del cibo, inteso non solo come soddisfacimento di un bisogno, ma anche come momento “rituale” pieno di contenuti di carattere culturale e sociale. Un “laboratorio del gusto” dedicato ai prodotti tipici della nostra terra.






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