Agricoltura,
cibo e turismo, tris vincente.
Non sappiamo più cosa mangiamo. Troppo concentrati
sulla sicurezza degli alimenti, perdiamo di vista le sue qualità nutrizionali. Ma
è un errore imperdonabile: la sicurezza alimentare non può prescindere dalla qualità
nutrizionale del cibo. Mi riferisco ovvero alla diversa composizione in
nutrienti e molecole contenute in ciascun alimento. L'attuale produzione
alimentare può portare alla nostra bocca cibi con una composizione nutrizionale
non adatta al nostro intestino e organismo. Cioè possiamo avere cibo indenne da
inquinamento chimico, fisico e microbiologico, ma avere gli stessi alimenti
modificati nella loro composizione nutritiva, non adatta alla loro completa
digestione e assorbimento intestinale. L’agricoltura è oggetto di interessi
soprannazionali, disciplinati da organismi come l’Unione Europea, che
adeguandosi al processo di globalizzazione dei mercati, ha previsto anche per
le derrate agricole l’abolizione graduale di molte delle misure protezionistiche
adottate da diversi paesi per tutelare i propri prodotti agricoli, esponendo
alcuni sistemi agricoli, fra cui quello europeo, a una concorrenza sui prezzi
assai difficile da sostenere. L’agricoltura che purtroppo in Italia, viene
considerata l’ultima ruota del carro, questo non è solo scandaloso. Ma anche
suicida. L’Italia non è come le altre
nazioni Europee. La sua industria quella rimasta, è vecchia e piena di acciacchi. Per decenni ha subito
le prepotenze dei sindacati e l’ottusa inettitudine di una classe politica
senza classe e senza cervello. L’industria, specialmente quella automobilista,
protetta e foraggiata oltre ogni decenza dallo stato diventò il suo fiore
all’occhiello a discapito dell’agricoltura che ancora si reggeva sulle proprie
gambe. Agricoltura che governi sempre più orbi e scellerati non consideravano
un capitale, ma un fardello. Dalla fine dell’ultimo conflitto mondiale al timone dell’esecutivo c’era uno statista
come De Gasperi e Einaudi dove l’agricoltura aiutava a tenere i cordoni della
borsa. Ma presto archiviata dai successivi governi, e divenuta la figlia di un
dio minore. Fu un errore fatale di cui
pagheremo il prezzo più salato. Piaccia o no all’inquilini del palazzo siamo un
Paese che ha due sole, vere, inestimabile risorse: l’agricoltura e il turismo.
Le cattedrali del deserto che hanno dilapidato le finanze dello Stato
trasformandoci in quello che siamo sono ancora al loro posto, a testimoniare la
mai disinteressata protervia di chi le ha volute. E non arricchire lo Stato, ma
per riempire le proprie tasche e quelle del partito. Ecco perché lo scopo delle
nostre manifestazioni è trasmettere ai consumatori il piacere del cibo, inteso
non solo come soddisfacimento di un bisogno, ma anche come momento “rituale”
pieno di contenuti di carattere culturale e sociale. Un “laboratorio del gusto”
dedicato ai prodotti tipici della nostra terra.
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