INCONTRO
CON I 'PUERI CANTORES'
PAPA
FRANCESCO: “DA PICCOLO SOGNAVO DI DIVENTARE MACELLAIO”
Città del
Vaticano - 31 dicembre 2015 -
"Se vi dico la verità vi farò ridere. Quand'ero piccolo cosa sognavo di diventare? Andavo spesso con la nonna e la mamma a fare la spesa. Non c'erano i supermarket, c'era il mercato per la strada con i banchi della verdura e del pesce. Un giorno a casa, a tavola, mi fecero questa domanda. Sapete cosa ho detto? Il macellaio". Ha risposto così Papa Francesco alla domanda di un bimbo. "Perché il macellaio - ha spiegato - prendeva il coltello e faceva i pezzi. E' un'arte, mi piaceva guardarlo. Da piccolo pensavo che mi sarebbe piaciuto diventare macellaio. Poi ho cambiato idea". Il simpatico siparietto è avvenuto nel corso dell’incontro in Vaticano con i ‘pueri cantores’, i cori di voci bianche che tradizionalmente accompagnano con il canto la liturgia nella Chiesa cattolica.
"Se vi dico la verità vi farò ridere. Quand'ero piccolo cosa sognavo di diventare? Andavo spesso con la nonna e la mamma a fare la spesa. Non c'erano i supermarket, c'era il mercato per la strada con i banchi della verdura e del pesce. Un giorno a casa, a tavola, mi fecero questa domanda. Sapete cosa ho detto? Il macellaio". Ha risposto così Papa Francesco alla domanda di un bimbo. "Perché il macellaio - ha spiegato - prendeva il coltello e faceva i pezzi. E' un'arte, mi piaceva guardarlo. Da piccolo pensavo che mi sarebbe piaciuto diventare macellaio. Poi ho cambiato idea". Il simpatico siparietto è avvenuto nel corso dell’incontro in Vaticano con i ‘pueri cantores’, i cori di voci bianche che tradizionalmente accompagnano con il canto la liturgia nella Chiesa cattolica.
Il
Pontefice è parso particolarmente a suo agio con i bimbi che lo hanno sommerso
di domande anche sul canto: “Mi piace sentire cantare ma se lo facessi
sembrerei un asino perché non so cantare e neppure so parlare bene perché ho un
difetto nel modo di parlare, nella fonetica, ma mi piace tanto sentire
cantare".
Poi un
pensiero ai piccoli più sfortunati: "Ci sono bambini che non possono
andare a scuola, per la povertà o perché non ci sono le scuole. Ci sono bambini
che quando si ammalano non hanno la possibilità di andare all'ospedale. Pregate
per questi bambini", ha detto il Pontefice ai piccoli cantori.
Milano, 12 Gennaio 2016
Sua Santità Francesco
Casa Santa Marta 00120 Città del Vaticano
Sua Santità,
con il cuore pieno di gioia - da macellaio, convinto ed appassionato del lavoro - ho appreso della sua “fanciullesca aspirazione” di intraprendere la mia amata professione, maturata, sin dalla più tenera età.
Per questo, Santo Padre, mi sono permesso, senza celare una forte, fortissima emozione, di rivolgerLe questi umili pensieri.
Ciò che più mi ha colpito, leggendo quanto apparso sulla carta stampata, è la viva e sincera passione che traspariva nel Suo descrivere l’arte del tagliare la carne che, rapito, contemplava quando si recava al mercato con i suoi affetti più cari.
Queste parole, cariche della forza emozionale che rende, in ogni suo pensiero, riempiono d’orgoglio non solo chi oggi ad Ella si sta umilmente, rivolgendo, ma l’intera categoria dei macellai. Che, chi Le scrive, cerca di rappresentare, quotidianamente.
Sapere di aver la stima ovvero di essere, semplicemente, nei pensieri di chi, come Ella, Sua Santità, dà segnali concreti e decisivi, per il consolidamento e l’affermazione dei valori dell’essere, dell’uomo in quanto tale, dà un’energia, una vitalità, che spinge ad affrontare la quotidianità senza il timore del domani.
Questo, a mio modesto parere, è il vero valore della Fede: speranza e carità. Il suo donarsi, Santità, al mondo degli umili, alla concretezza di chi lavora e soffre, mi,
e ci ha dato una grande speranza.
Il suo donarsi a tutti noi, Amatissimo Santo Padre, con “immensa umanità” regala l’emozione più grande: l’ardore di vivere, sperare, aver Fede.
Milano, 12 Gennaio 2016
Sua Santità Francesco
Casa Santa Marta 00120 Città del VaticanoConsapevoli che, proprio grazie a questa, la Fede, ed alla forza di volontà possiamo affrontare le prove che la vita ci riserva, senza paura, ma con il cuore colmo del bene più prezioso: la Carità.
La gente comune, come me, come noi macellai, abituata al sacrificio, ama, senza condizioni, chi, come Ella, Santo Padre, è in grado di calarsi con straordinaria “normalità” nei panni dell’esser quotidiano.
Con Ella, Sua Santità, siamo tornati a sperare.
E l’uomo,- io, umilmente, penso -, è tale, se, con la Fede, è in grado di rivolgere uno sguardo fiducioso, al domani.
Con immensa stima ed incommensurabile gioia, voglia cogliere queste poche parole a nome di tutti noi Macellai.
Con osservanza e straordinaria gioia.
IL PRESIDENTE Giorgio Pellegrini
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