L’espansione
della grande distribuzione sta creando non pochi problemi al commercio locale.
Le
strategie politiche dei nostri amministratori, negli ultimi anni, hanno messo a
repentaglio la nostra identità e l’antica cultura molisana, favorendo così il
monopolio della grande distribuzione.
Cera
una volta la vecchia bottega. Forniva la famiglia per una generazione intera,
ne conosceva gusti, abitudini, vita, morte e miracoli, faceva da banca quando
ce nera bisogno. Dagli acquisti alimentari si capiva il tenore di vita di una
famiglia, la vita sociale. Il bottegaio teneva un libretto dei conti che i
clienti pagavano a fino mese e quando non potevano, rimandavano al mese dopo.
La bottega era l’unico tramite tra produttore e consumatore. I prodotti
agroalimentari non avevano marca, era lui il bottegaio che li sceglieva e li
garantiva.
Ma
da quando, dagli anni ottanta, sono arrivati anche nella nostra regione i
supermercati, la grande distribuzione, il marketing, i prodotti si vendono solo
se pubblicizzati, la vera parola d’ordine è “mai più prodotti senza marca”.
La
marca oggi è l’unica garanzia nei confronti dei consumatori ed ha fatto sparire
l’intermediario tra produttore e consumatore, il bottegaio.
La
grande distribuzione cresce a ritmi spaventosi ma non si accontenta di vincere,
vuole stravincere. Si è unita in gruppi d’acquisto, oggi 5 gruppi controllano
il mercato nazionale. Sono loro che comandano il mercato, dettano le leggi e
decidono chi sta dentro e chi sta fuori in funzione di quando paga. Si è
arrivati ad accusare i produttori agricoli, come presunti responsabili
dell’aumento dei prezzi delle materie prime. Non riflettono che l’Italia ha
perso 13 zuccherifici per la normativa europea ed è a in via di chiusura anche
quello molisano. I consumatori non sanno che la grande distribuzione chiede
ingenti somme per inserire un prodotto nella catena di distribuzione.
In
una regione come la nostra la produzione agroalimentare in larga parte non
viene prodotta a livelli industriali, ma solo a livello familiare con aziende
di piccola dimensione che producono solo prodotti di nicchia. Quindi prodotti
di cui non avrà mai la possibilità di entrare nel circuito della grande
distribuzione. In questo caso bisognerebbe tenere conto di queste necessità è
quindi non autorizzare l’apertura di grandi strutture di vendita, per dare la
possibilità al negozio di vicinato che funziona da raccordo tra produttori e
consumatori.
E’
cosa accade invece? Il Molise è la regione che possiede la percentuale più alta
di grande distribuzione, 25 metri quadri ogni cento abitanti. Tuttavia ancora
non bastono, si prevedono altre aperture.
Noi
operatori commerciali possiamo solo investire sulla nostra qualità, lavoriamo
per costruire botteghe fatte da professionisti e soprattutto da famiglie che
vivono e lavorano a stretto contatto con la clientela, quella clientela che
ancora crede nei prodotti naturali, nei prodotti locali, nel mangiar sano,
soprattutto quelle persone che vogliono ancora difendere l’economia della
nostra regione.
Servono
progetti concreti in grado di favorire lo sviluppo economico locale. Una regione
che vale la pena visitare per la bellezza dei suoi paesaggi, la ricchezza della
sua storia e delle sue tradizioni, l’impronta della ruralità e, sempre più, per
degustare la sua cucina di grande bontà.
Tocca
alle istituzioni valorizzare di più la genuinità e la qualità dei tipici
prodotti molisani e promuovere in tutto il mondo il marchio Molise.
Cav. Michele Natilli
Presidente Federcarni Molise

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