domenica 8 maggio 2016


Qualità e caratteristiche delle carni

Il consumatore, molto spesso, è portato a considerare l’estetica come la principale qualità delle carni, anziché la qualità come bontà intrinseca. Infatti, il termine “qualità”, nonostante il suo impiego sempre più ampio, è spesso usato in maniera non appropriata. Le caratteristiche che concorrono a determinare la qualità delle carni in genere possono essere distinte in: igienico-sanitarie, nutritive, organolettiche. La qualità igienico-sanitaria è un carattere essenziale che tutti gli alimenti debbano possedere per essere dichiarati idonei e destinati all’alimentazione umana. Rappresenta la peculiarità che deve precedere ogni altra valutazione sugli aspetti qualitativi e quantitativi. Nel caso delle carni è l’azione di controllo del Veterinario Ispettore, che si articola in due fasi: ispezione e vigilanza. Fase ispettiva: visita ante-mortem (animali vivi) ; visita post-mortem (controllo delle carcasse) , registrazione di eventuali lesioni riscontrate; indagini ai fini del giudizio ispettivo, se idoneo al consumo alimentare umano viene opposto il bollo sanitario e così viene introdotto nel circuito della commercializzazione. La fase di vigilanza consiste nel controllo del rispetto delle norme igieniche nella fase di abbattimento e della preparazione delle carcasse; controllo sull’igienicità delle strutture, delle attrezzature e degli operatori.  Le caratteristiche nutritive riguardano la composizione chimica, le proprietà dietetiche e le vitamine. La carne contiene sia vitamine idrosolubili (B1, B2, B6, B12, C), che vitamine liposolubili (vit. A). Ma in particolare la carne contiene vitamina B12, la quale non è presente nei vegetali, una sua mancanza determina nell’uomo l’anemia. La carne contiene grande quantità di ferro.
Le qualità organolettiche si riferiscono al profumo, alla gradevolezza, al gusto, al sapore. Gli elementi principali per la valutazione qualitativa delle carni sono: il colore, la grana, il tessuto muscolare, connettivo e il grasso d’infiltrazione. Tutti requisiti necessari per gustare al meglio le carni. Il colore: la colorazione delle carni è dovuta essenzialmente a dei pigmenti che si trovano nei fasci muscolari e nel sangue dell’animale. Una particolare proteina muscolare, la mioglobina o vitamina E, che inevitabilmente rimane all’interno delle massi muscolari dopo la morte dell’animale. La vitamina E di origine vegetale è concentrata nei muscoli e organi degli animali erbivori, e la loro carne diventa un’importante fonte di tale vitamina, quindi il colore della carne non ha soltanto un valore estetico, ma anche nutrizionale e sanitario. La Tenerezza: è la più importante qualità delle carni che il consumatore è portato a considerare, esprime la facilità con cui la carne si lascia masticare. Tutto ciò e dovuto oltre all’età dell’animale, alla capacità di un muscolo di trattenere i propri liquidi e di assorbirne altri dall’esterno, liquidi che la carne libera in bocca al momento della masticazione. Tutto ciò e dato in gran parte dal grasso, che contribuisce a mantenere la tenerezza sciogliendosi nel liquido di cottura e lasciando all’interno della carne la giusta quantità d’acqua. Una carne molto magra, va incontro durante la cottura ad un processo di contrazione delle fibre, perdendo l’acqua di costituzione nel recipiente di cottura, rimanendo insipida e dura, infatti più la carne è grassa e minore è la sua tendenza a perdere acqua. Ma, non solo un fenomeno molto importante e la frollatura: Il tessuto muscolare, a poche ore dopo la morte dell’animale non è ancora carne a tutti gli effetti.  Può essere sì consumato, ma presenta caratteristiche organolettiche ancora sue, non quelle tipiche che intendiamo per carne. 
Una fetta tagliata da un muscolo molto fresco è priva di un suo aroma, se viene cotta assumerà una consistenza notevole, sarà dura, stopposa e tigliosa.
Perché il tessuto muscolare si trasformi in carne, è necessario che al suo interno intervengano fenomeni di: glicolisi, processo di conversione del glicogeno in acido lattico; proteolisi la trasformazione di una proteina in composti più semplici
lipolisi la scissione dei grassi neutri in “trigliceridi”   In termini pratici si ha una maturazione dell’alimento con un aumento della  tenerezza, della succosità, nonché dell’aroma
Il sapore: è veramente molto difficile definire con esattezza il sapore delle carni giacché è un aspetto molto soggettivo, ognuno di noi ha le sue preferenze, le sue opinioni. Molto però dipende dal tipo di allevamento e dagli alimenti che gli sono somministrati, importante è l’alimentazione nel periodo finale dell’allevamento, l’aroma di foraggi profumati, di sfarinati di cereali come orzo, fave, avena, mangimi naturali, finisce nella carne, profumi ed aromi che la carne sprigiona al momento della cottura.

                                                            Cav. Michele Natilli
                                                    Presidente Federcarni Molise




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