Commercio: piccolo è bello. Puntare di più sulle botteghe per sconfiggere la crisi
La caduta dei consumi è stata una delle più immediate e vistose conseguenze della recessione economica. Viviamo in condizioni svantaggiate e non competitive, gli amministatori locali
devono riflettere e intervenire a riguardo. La Confcommercio nazionale ha recentemente presentato il tradizionale “Osservatorio” sulle imprese del dettaglio alimentare congiunturale sull’andamento del commercio al dettaglio del settore alimentare. Il nostro è un settore considerato erroneamente ormai superato da molti, ma che nonostante il momento che stiamo vivendo, sta resistendo alle burrasche del mercato meglio di altri settori, nonostante i tanti ostacoli che si frappongono e i provvedimenti non lungimiranti adottati, come la liberalizzazione degli orari di apertura per gli esercizi commercio, con la possibilità di lavorare h24, domeniche e festività comprese. Si tratta di aperture considerate “selvagge” anche dai lavoratori della grande distribuzione organizzata che hanno penalizzato fortemente il settore del commercio al dettaglio, senza produrre nuova occupazione o maggiori introiti. La presenza della grande distribuzione non favorisce affatto i consumatori, ma li penalizza. È triste pensare che andremo a perdere delle tradizioni che si legano fortemente alle nostre radici e alla nostra cultura. A questo punto chi dovrebbe intervenire? Le istituzioni, che hanno il dovere di salvaguardare e promuovere l’identità locale. In una regione come la nostra, la produzione agroalimentare in larga parte non viene prodotta a livelli industriali ma solo a livello familiare con aziende di piccola dimensione che producono solo prodotti di nicchia. Quindi prodotti ai quali non sarà data la possibilità di entrare nel circuito della grande distribuzione. In questo caso bisognerebbe tenere conto di queste necessità e quindi non autorizzare l’apertura di grandi strutture di vendita, per dare maggiore possibilità al negozio di vicinato che funziona da raccordo tra produttori e consumatori. Il dettaglio alimentare in questi anni, anche nella nostra regione, ha confermato la propria capacità di resistere alle burrasche del mercato meglio di altri settori ma la ripresa non è ancora all’orizzonte. Manca ancora un miglioramento della redditività e persiste la stagnazione dei prezzi. I margini sono ancora bassi perché il peso del fisco è insopportabile. Per questo chiediamo una politica fiscale più equa : istituzione dell’imposta sul reddito d’impresa, deducibilità totale dell’Imu dagli immobili strumentali, riduzione dell’Irap e revisione degli studi di settore. E compito delle istituzione e della politica rafforzare le iniziative a sostegno delle micro imprese che costituiscono il nerbo del sistema economico locale, e per sperare in un futuro da imprenditori non solo per noi ma anche per i nostri figli.Commercio: piccolo è bello. Puntare di più sulle botteghe per sconfiggere la crisi La caduta dei consumi è stata una delle più immediate e vistose conseguenze della recessione economica. Viviamo in condizioni svantaggiate e non competitive: gli amministratori locali devono riflettere e intervenire a riguardo. La Confcommercio nazionale ha recentemente presentato il tradizionale “Osservatorio” sulle imprese del dettaglio alimentare congiunturale sull’andamento del commercio al dettaglio del settore alimentare. Il nostro è un settore considerato erroneamente ormai superato da molti, ma che nonostante il momento che stiamo vivendo, sta resistendo alle burrasche del mercato meglio di altri settori, nonostante i tanti ostacoli che si frappongono e i provvedimenti non lungimiranti adottati, come la liberalizzazione degli orari di apertura per gli esercizi commercio, con la possibilità di lavorare h24, domeniche e festività comprese. Si tratta di aperture considerate “selvagge” anche dai lavoratori della grande distribuzione organizzata che hanno penalizzato fortemente il settore del commercio al dettaglio, senza produrre nuova occupazione o maggiori introiti. La presenza della grande distribuzione non favorisce affatto i consumatori, ma li penalizza. È triste pensare che andremo a perdere delle tradizioni che si legano fortemente alle nostre radici e alla nostra cultura. A questo punto chi dovrebbe intervenire? Le istituzioni, che hanno il dovere di salvaguardare e promuovere l’identità locale. In una regione come la nostra, la produzione agroalimentare in larga parte non viene prodotta a livelli industriali ma solo a livello familiare con aziende di piccola dimensione che producono solo prodotti di nicchia. Quindi prodotti ai quali non sarà data la possibilità di entrare nel circuito della grande distribuzione. In questo caso bisognerebbe tenere conto di queste necessità e quindi non autorizzare l’apertura di grandi strutture di vendita, per dare maggiore possibilità al negozio di vicinato che funziona da raccordo tra produttori e consumatori. Il dettaglio alimentare in questi anni, anche nella nostra regione, ha confermato la propria capacità di resistere alle burrasche del mercato meglio di altri settori ma la ripresa non è ancora all’orizzonte. Manca ancora un miglioramento della redditività e persiste la stagnazione dei prezzi. I margini sono ancora bassi perché il peso del fisco è insopportabile. Per questo chiediamo una politica fiscale più equa : istituzione dell’imposta sul reddito d’impresa, deducibilità totale dell’Imu dagli immobili strumentali, riduzione dell’Irap e revisione degli studi di settore. E compito delle istituzione e della politica rafforzare le iniziative a sostegno delle micro imprese che costituiscono il nerbo del sistema economico locale, e per sperare in un futuro da imprenditori non solo per noi ma anche per i nostri figli.

Cav. Michele Natilli
Presidente Federcarni Molise
Nessun commento:
Posta un commento